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| Progetto di riqualificazione dell’ Ex Stazione di Vedetta della Marina e trasformazione a Museo Multimediale del Mare, Bibliomediateca e Caffè Letterario Giovinazzo (BA) | |||||
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IL "realismo funzionale" Tutte le operazioni previste nel progetto sono concepite secondo tre criteri fondamentali: il minimo intervento; la non-invasività materica ed estetica, il “realismo funzionale”. Il minimo intervento significa l’attuazione solo delle operazioni strettamente necessarie affinchè alla costruzione venga garantita una conservazione e una vita nel futuro. La non-invasività implica soluzioni e scelte che non danneggino la struttura muraria originaria (quindi la materia della costruzione), e che non arrechino disturbo alla percezione di quelli che sono gli attori principali di questo luogo: il paesaggio, il cielo, il mare. Il realismo funzionale si traduce in operazioni tali per cui l’organizzazione interna degli ambienti garantisca un funzionale e flessibile uso della struttura. Per quel che concerne le opere sulla struttura, il progetto prevede il consolidamento delle murature in pietra (mediante iniezioni di cemento e successiva stilatura con malta di calce), senza l’eliminazione della sovrastruttura in c.a. (operazione troppo rischiosa ed onerosa), che viene invece coperta da controsoffitto. Il cotrosoffitto, disegnato in modo da creare un piano orizzontale staccato dalle pareti (e quindi denunciando chiaramente la sua estraneità formale e costruttiva alla struttura originaria), assolve a tre funzioni: nascondere la sovrastruttura in c.a., alloggiare le condutture impiantistiche, permettere una grande flessibilità nel sistema di illuminazione. Sulle pareti dell’edificio verrà interamente ripristinato l’intonaco originario, ad eccezione di alcune pareti interne non esposte a nord che presentano un buono stato di conservazione, e che comunque non siano in tufo bensì in pietra calcarea. I pavimenti originari sono stati in gran parte recuperati, in particolar modo al secondo livello, dove una delicata operazione di pulitura ne ha garantito la conservazione; le parti invece rimaste vuote, sono state integrate con una resina artigianale di colore rosso. Al primo e al terzo livello, ad eccezione dell’ambiente adibito a cucina, è stato interamente ripristinato il disegno originario, riproducendo le stesse mattonelle in pastina di cemento che c’erano prima, e che sono andate perdute a causa del degrado e dell’abbandono, ma anche a causa della bassa qualità del materiale con cui erano state realizzate. Al fine di razionalizzare gli spazi e aumentare la fruibilità dell’edificio, sono stati eliminati due muri interni non portanti, ed è stato realizzato un vano per la sistemazione dei servizi igienici. Considerando che l’ultima destinazione d’uso della costruzione è stata quella di residenza di un Ufficiale dell’Esercito, l’eliminazione dei due muri (uno al primo e uno al secondo livello) ha permesso di trasformare la Vedetta in un vero edificio pubblico, con un’organizzazione spaziale più consona alla nuova destinazione d’uso. I servizi igienici sono stati alloggiati la pianterreno in una posizione tale da sfruttare lo spazio al di sotto della rampa di scale; ciò sia per motivi legati alla fruibilità dei disabili, sia per non sacrificare gli ambienti principali, già di esigue dimensioni. L’intero volume dei bagni è rivestito con pannelli in legno di rovere che lo trasformano in una grande “cassa” visivamente autonoma rispetto alla struttura dell’edificio, la cui estetica allude alle casse di legno un tempo utilizzate per il trasporto delle merci sulle imbarcazioni; questo volume in legno cela quindi la presenza dei bagni ed inoltre nasconde i contatori della luce che in esso sono alloggiati. Superiormente il volume termina con una mensola di coronamento e con una teca in vetro per la collocazione di oggetti per l’esposizione permanente.
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