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L’architettura dei Fari Testo di Vincenzo P. Bagnato
L’architettura dei fari è un’architettura di limite, di frontiera; un’architettura dal linguaggio volutamente pacato ma inconsapevolmente espressivo ed emotivo, che dà misura al luogo in cui sorge proiettandolo in una dimensione metafisica. Un’architettura solitaria e misteriosa, vistosa ma mai monumentale, caratterizzata da un essere labile che denuncia la sua oggettività materica soltanto nel punto in cui il l’orizzontalità del mare incontra quella della terra. Qui, dove il vento, il mare ed il sole sono gli strumenti dell’incontro-scontro fra il mare e la terra, sorgono i fari, che con la loro verticalità simboleggiano la volontà dell’uomo di partecipare a questo confronto, e di difendersi.
I fari nascono per aiutare l’uomo in mare e per aumentare la sicurezza della navigazione. Presenti su alture, rocce, isole naturali o artificiali, essi sono oggi testimonianze di memoria e civiltà.
Cenni sull’ evoluzione tipologica
I più antichi esempi di fari di segnalazione si possono far risalire, sulla base della documentazione oggi disponibile, attorno all’8000 a.C.: si tratta di sistemi primitivi, basati sull’uso di fuochi disposti in modo temporaneo e senza un apparente ordine sulle alture o sui promontori. Nel bacino del Mediterraneo, data l’intensa attività di navigazione che sempre ha avuto luogo fin dai tempi dell’antichità, l’impiego di fari anche se di tipo rudimentale e temporaneo, era molto frequente. Tra i fari antichi più importanti bisogna ricordare il Faro di Alessandria (II sec. A.C., isola di Pharos; crollato nel 1303 a causa di un terremoto) e il Colosso di Rodi, entrambi annoverati fra le meraviglie del mondo. Il Faro di Alessandria è oggetto di innumerevoli racconti e descrizioni nel corso dei secoli; in particolare, i viaggiatori arabi del XII sec. lo descrivono molto compiutamente come una struttura costituita da una base a nucleo cilindrico, una parte centrale ottagonale e una struttura di coronamento di forma circolare, per un’altezza complessiva di circa 120 metri. Il secondo faro citato fra le meravilgie del mondo è il Colosso di Rodi (300 a.C., distrutto da un terremoto nel 226 a.C.). Questo faro, probabilmente per le sue dimensioni eccessive e per la sua pesante monumentalità, non si può considerare quale precursore delle moderne tipologie di fari; al contrario, il Faro di Alessandria, con la sua elegante volumetria, la sua genuinità tettonica unita ad un rigore compositivo, rappresenta un vero e proprio archetipo per la concezione dei fari costruiti nelle epoche successive: la sua architettura esprime una perfetta sintesi fra le istanze costruttive, formali e simboliche delle precedenti costruzioni militari, religiose e funerarie.
Caratteristiche tipologiche e costruttive
Le caratteristiche formali dei fari sono sempre state condizionate dall’esigenza della visibilità durante le ore del giorno, mentre il loro aspetto costruttivo dipendeva da problematiche relative alla stabilità e alla resistenza agli agenti atmosferici. In tutti i casi, queste due istanze non hanno mai prodotto discordanze o antitesi; al contrario, hanno sempre definito esempi concreti di tettonica e sincerità costruttiva spontanea, generando tantissimi esempi di piccola architettura vernacolare.
Nella costruzione del faro è possibile distinguere chiaramente tre parti distinte: un basamento, una parte centrale, ed un coronamento. Il basamento è costituito da un edificio di servizio ad uno o due piani, che ospita l’alloggio del farista e la sede della reggenza del faro. Esso fa da ingresso all’intero complesso, ma non sempre è integrato alla torre: in alcuni casi è infatti esterno e collegato ad essa tramite un passaggio, oppure completamente indipendente. Il suo linguaggio formale è più vicino all’ architettura tipica del luogo in cui sorge, di cui risente la cultura costruttiva molto più di quanto non avvenga per la torre; generalmente, soprattutto nei casi in cui raggiunge grandi dimensioni, la sua massività viene attenuata da soluzioni decorative e trattamenti cromatici che ne conferiscono un carattere più “domestico”. La copertura è generalmente piana per i fari del centro-sud Italia e a falde inclinate nel centro-nord.
La parte centrale dei fari è costituita da una torre in muratura, cemento armato o traliccio metallico, con un’altezza variabile a seconda della quota sul livello del mare alla quale sorge e a seconda della distanza che il raggio luminoso deve coprire (le torri più alte sono quelle che sorgono su terreni piani, mentre più basse sono quelle costruite in cima alle scogliere). In Italia le torri più comuni hanno un’altezza inferiore ai 20 m, ma in luoghi dove non ci sono rilievi rocciosi, come i porti della costa adriatica, le torri possono anche superare i 40 metri (es. Faro di S.Cataldo, Bari). Rispetto al basamento, la torre centrale può essere disposta in posizione centrale sull’asse di simmetria, oppure su un angolo o ancora sul fronte laterale. Dal punto di vista formale le torri presentano una relativa semplicità; la loro sezione orizzontale, che si riduce progressivamente procedendo dal basso verso l’alto, può essere circolare, quadrata, esagonale o ottagonale. All’interno è alloggiata una scala che conduce alla camera di guardia o “dell’orologio”, in cui è sistemato il centro di controllo del fascio luminoso. Indipendentemente dalla forma esterna della torre, il vano che ospita la scala è sempre cilindrico. La scala può essere semplicemente elicoidale o costituire un sistema più o meno articolato; nel caso ad esempio in cui l’edifico di servizio sia molto alto, la scala può avere prima uno sviluppo a pianta quadrata (nella parte basamentale) e poi assumere un’andamento a pianta circolare all’interno della torre. La torre presenta generalmente aperture ad intervalli regolari sulla facciata, che mettono in comunicazione la scala con l’esterno; tali aperture possono essere coronate dalla presenza di balconi a pianta circolare o quadrata. Le torri tradizionali sono realizzate in pietra o mattoni, con l’impiego di malta idraulica che ha un’ottima resistenza agli agenti atmosferici e conferisce una grande compattezza alla massa muraria. Il rivestimento esterno è generalmente ad intonaco bianco, ma non mancano casi in cui viene utilizzata la pietra. Quando la torre deve fungere anche da segnalazione diurna, le sue pareti possono essere dipinte a fasce bianche e rosse o a scacchi, al fine di aumentarne la visibilità (es. Faro di Piave Vecchia nella Laguna di Venezia). Non tutti i fari sono dotati di un edificio per i servizi: alcuni fari sono infatti costituiti dalla sola torre, all’interno della quale sono alloggiate tutte le funzioni che normalmente troverebbero posto nel corpo basamentale, compreso l’alloggio per il farista che è ubicato al di sotto della stanza di servizio; altri fari hanno invece la torre integrata strutturalmente all’edificio dei servizi, della quale costituiscono una naturale estensione (es. Faro della Rocchetta, Venezia).
La parte terminale della costruzione del faro, sulla sommità della torre centrale, è il coronamento. Il coronamento è costituito dalla lanterna, accessibile tramite una scala in ferro alloggiata nella camera di guardia. La lanterna è in realtà un vano costituito da un basamento in muratura alto circa 2 metri, sul quale sorge la parte in vetro, dotata di una struttura portante in metallo. Il vano ospita la camera dell’apparato ottico, dove è alloggiato il dispositivo che emette il fascio di luce; esso è normalmente a pianta circolare, ma non mancano esempi a pianta quadrata o poligonale: la sua forma dipende dalla natura dell’ottica, che può essere fissa o rotante; dal 1850, anno dell’introduzione delle lenti di Fresnel, le lanterne, a causa del necessario aumento delle loro dimensioni, hanno abbandonato la forma prismatica a vantaggio di quella cilindrica. La lanterna ha una copertura costituita da una struttura in acciaio di forma emisferica, rivestita in rame e zinco; sulla sua sommità vi è un’apertura che funge da ventilatore contro la formazione di condensa. All’esterno del corpo in muratura si sviluppa un ballatoio di servizio che consente la circolazione attorno alla lanterna.
Da un punto di vista costruttivo, la tipologia prevalente dei fari tradizionali è quella a struttura tronco-conica in mattoni con scala interna elicoidale in blocchi di pietra. Negli esempi più antichi la scala è formata da gradini in pietra incastrati da un lato nella muratura e dall’altro in una anima centrale anch’essa in muratura, che nel caso delle torri più piccole è a struttura piena, mentre in quelle più grandi è dotata di una cavità interna. Negli esempi più recenti, si è andata via via affermando la tecnica che utilizza conci di pietra squadrata, al fine di distribuire i carichi in modo più regolare e consentire quindi un maggiore sviluppo in altezza. Nel XX secolo il cemento armato ha iniziato a sostituire la muratura, nonostante quest’ ultima fosse perfetta dal punto di vista della resistenza agli attacchi degli agenti atmosferici. In Italia un grande impulso a questo processo di trasformazione e ammodernamento avviene a partire dal 1873, a seguito della pubblicazione ad opera del Ministero dei Lavori Pubblici dell’ Album dei Fari illustrato dalle notizie intorno ai loro caratteri e posizione, non chè da quelle intorno alle spese di costruzione ed impianto, che ha lo scopo di catalogare tutti i fari italiani, di studiarne le caratteristiche costruttive e formali in relazione al sito in cui sorgono, e a proporne un rinnovamento alla luce delle nuove tecnologie e delle nuove esigenze funzionali.
Accanto alle tipologie tradizionali, costituite come già detto da un edificio basamentale ed una torre, vi sono almeno due ulteriori declinazioni tipologiche: il faro su fortezza e il faro a traliccio. Il faro su fortezza utilizza come parte basamentale per alloggiare i servizi, un edificio preesistente (generalmente una fortezza militare), che viene così trasformato in faro con la costruzione della torre [es. Faro di S.Giovanni, Ugento (LE), Faro di S.Andrea, Missipezza (LE)]. Il faro a traliccio è costituito da una struttura metallica in acciaio oppure in cemento armato che sorregge la lanterna.
Le suddette caratteristiche funzionali e costruttive accomunano grosso modo tutti i tipi di fari, i quali però, in funzione della loro localizzazione geografica e delle specifiche tradizioni ambientali e culturali in cui sorgono, si differenziano attraverso soluzioni formali molto diverse, che fanno di ciascuno di essi un episodio architettonico unico.
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