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“Mustaqbal”, il titolo della collettiva d’arte che ha trovato accoglienza presso lo spazio espositivo della “Vedetta sul Mediterraneo” a Giovinazzo, è una parola araba che significa futuro.
E quello che il progetto in attuazione in Libano prova a fare è proprio quello di donare un “futuro”, nuove prospettive, ai giovani palestinesi dei campi profughi di Tripoli e Tiro.
È proprio questo il nome del progetto del CISS/Cooperazione Internazionale Sud in attuazione in Libano, di cui si occupa il cooperante Alfredo Locicero, precisamente "MUSTAQBAL: nuove prospettive per giovani palestinesi di Tripoli e Tiro".
Il CISS assieme all’Associazione culturale Casa dei Popoli di Molfetta, hanno chiesto ad alcuni amici artisti di provare insieme a guardare il mondo in maniera diversa, provando ad adottare, ciascuno con la propria sensibilità e creatività, questo progetto di cooperazione internazionale.
L’evento è stato organizzato grazie alle sinergie avute con il Comune di Giovinazzo e la Provincia di Bari, che hanno concesso il proprio patrocinio, e con l’Associazione “Vedetta sul Mediterraneo”, e soprattutto grazie alla collaborazione degli artisti che hanno donato le loro opere:
Gianni Alessandrini, Antonio Annese, Michele Amato, Francesco Cantatore, Nico Ciccolella, Nicolò D'Amato, Vittoria Facchini, Francesco Mezzina, Multiplosingolo, Silvio Paradiso, Marco Ranieri, Pino Spadavecchia, Luca Spennato, Vittorio Valente, Francesco Vallone.
La situazione in Libano non è delle migliori, lo abbiamo sentito e visto in tv svariate volte, e nel giorno dell’inaugurazione lo abbiamo percepito dalle immagini del video proiettato, che rimandava a storie di vita di profughi nella città di Beirut, e dalle parole stesse del cooperante Locicero.
Se la situazione del Libano e dei libanesi non è né piacevole né semplice, quella dei profughi palestinesi in Libano è molto peggio. Infatti, in termini di esclusione politica, economica e sociale i rifugiati palestinesi in Libano vivono in condizioni nettamente peggiori rispetto ai palestinesi che vivono in Siria o in Giordania: il “trasferimento”, cioè lo stanziamento definitivo, è, infatti, formalmente proibito dalla costituzione libanese. Da sessant’anni le persone rifugiatesi qui vivono questa condizione di senza patria e senza terra, come sospesi in un vuoto o piuttosto rinchiusi in uno spazio ben definito e ben delimitato che però non gli appartiene. Non è permesso togliersi il “vestito” del profugo, neanche se sei nato in Libano e rappresenti, ormai, la quarta generazione della tua famiglia vissuta nel campo profughi.
Sono proprio tanti i minori palestinesi, rappresentano il 35% circa della popolazione dei campi profughi palestinesi in Libano (circa il 55% se si considerano i giovani fino ai 24 anni di età) ed è proprio per questo che un intervento in loro favore ha una valenza strategica per migliorare le condizioni di vita anche dell’intera comunità.
Il progetto nei campi profughi di Tripoli e Tiro intende fare proprio questo, supportare i giovani palestinesi e i giovani libanesi delle due comunità a costruirsi un nuovo "Mustaqbal", un nuovo "futuro", a eludere il sistema di esclusione e la situazione di assoluta precarietà, a migliorare le prospettive di vita attraverso attività culturali, educative e formative, artistiche, di avviamento al lavoro in nuove professioni nel campo dell’arte, della cultura e dell’informatica, prevedendo inoltre la creazione e l’avviamento di due “Centri multiculturali polivalenti” all’interno dei campi profughi e la formazione di due cooperative giovanili multiservizi per la loro gestione futura.
“Noi ci crediamo – riferisce Pasqua De Candia del CIS - crediamo che nuove possibilità a questi ragazzi si possano dare, ci hanno creduto gli artisti che ci hanno accompagnato, e proveremo ancora a raccogliere donazioni in tal senso.
Infatti, nonostante l’esposizione delle opere a Giovinazzo sia conclusa, continueremo ad esporre le opere in altre città e a raccogliere le eventuali donazioni in supporto al progetto”.
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