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di Nicolò Carnimeo*

C’è una bellezza immediata, istintiva, nell’arte della pesca. I colori, i gesti ripetuti, gli odori acri sono nutrimento per la fantasia che attinge alla primordiale lotta tra uomo e pesce. Che poi lotta non è, perché quel continuo inseguirsi, cacciare gli uni gli altri è l’ineluttabile che fa parte della vita, è l’energia che si trasforma in un quid novi, è la magia che regala l’inconsapevole volto di un pescatore nella lotta quotidiana con il mare. Noi siamo solo spettatori. Ed è con questo sguardo, con la prospettiva di chi è assetato d’incanto, che la Vedetta e le organizzazioni della pesca hanno immaginato Sealife la vita nel mare. Ecco la pesca nelle parole di chi ne ha colto l’aspetto lirico, l’ha trasformata in prosa e poesia oppure, attingendo al vasto immaginario del mare, ha generato una scintilla d’ispirazione sino a creare un’opera d’arte. Alle opere della sezione artistica hanno lavorato sedici artisti pugliesi, così come le innovative ricette sono frutto della sperimentazione dell’intellighenzia della nostra gastronomia. E così gli azzurri pesci “poveri” si trasformano in “principi”. Sealife è la prima manifestazione organizzata nella rinata Stazione di Vedetta della Marina di Giovinazzo, sede della Fondazione, che ha voluto scegliere il mondo della pesca come primo aspetto di indagine nel vasto universo della cultura del mare. Il primo amo lanciato nel profondo blu degli abissi.

*Presidente della Vedetta sul Mediterraneo.