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Arte:Massimo Ruiu alla Vedetta

 

 

Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare.
                                            
                                                Leonardo Sciascia

 

A breve, forse, la verità verrà alla luce. Forse, si saprà chi e perchè il 27 giugno del 1980 fece esplodere in aria e precipitare nel mare di Ustica un aereo DC 9 e i suoi ottantuno passeggeri. Forse, almeno uno dei tanti misteri della storia recente del nostro paese avrà finalmente soluzione. Tanti altri, invece, rimarranno ancora a lungo nascosti dalle nebbie dell’indifferenza, dalle nubi dell’opportunismo, dai fumi della mistificazione.
Due foto identiche accostate: la superficie del mare appena increspata dal vento e due scritte: “Ustica 7 minuti prima” – “Ustica 7 minuti dopo”. Prende avvio circa cinque anni fa da quell’opera di minimale astanza, ma di indubbia pregnanza simbolica la svolta impressa da Massimo Ruiu alla propria ricerca. Cambiamento di rotta non formale né linguistico ma essenzialmente tematico. Se negli anni precedenti era stata la ricerca di una plausibile definizione identitaria condotta sul filo di una tensione poetica innervata da uno spleen esistenziale, metafora di una diffusa inquietudine epocale, a seguire era stata la letteratura a fornirgli la trafila per filtrare il proprio attraverso l’altrui disagio. Così i versi di Eugenio Montale, le pagine de Il visconte dimezzato di Italo Calvino, l’umanità replicata di Philip K.Dick, gli eroi solitari di Joseph Conrad,  ma anche Leopardi, Balzac, Yourcenar e Mc Ewan hanno dato alla ricerca di Ruiu linfa vitale. Le ceneri dei loro libri, racchiuse in teche, reliquiari della memoria, vestigia intrise di sentimenti e di ricordi, sono state preservate per l’eternità.

Con il dittico dedicato alla tragedia di Ustica Ruiu mette da parte il registro delle inquietudini private e quello delle suggestioni letterarie. E’ l’interesse per la cronaca che si fa storia, per i drammi di pochi uomini che diventano drammi di un intero paese, a orientare il suo percorso negli ultimi anni. La connotazione sociale dei suoi lavori recenti non fa tuttavia ombra alla ragione eminentemente poetica del suo messaggio, ma lo sostanzia di passione civile. I pesci, involontari custodi delle parole di coloro che nelle acque del mare hanno perso la vita, ribadiscono con la propria afasia l’impossibilità di contribuire alla ricostruzione della memoria. E lo strano lampadario che l’artista ha approntato in questa occasione si pone come la metafora del desiderio bruciante – e al tempo stesso molto spesso inappagato – di far luce sui buchi neri della storia, sui vuoti di memoria di un paese, stretto tra la necessità morale di sapere e l’urgenza consolatoria di dimenticare. Di sapere, ad esempio, chi fece esplodere e colare a picco lungo le coste del Montenegro il 4 novembre del 1994 il peschereccio molfettese “Francesco Padre”, chi strappò alla vita i cinque marittimi che erano a bordo. A questa tragedia locale – e al tempo stesso universale – Ruiu dedica alcuni toccanti lavori, tornando sul tema della negazione della storia, dell’impossibilità di scriverla e di tramandarla in assenza di testimoni. Forse, un giorno, qualcuno ci dirà finalmente la verità su cinque uomini e un peschereccio finiti negli abissi marini. Sarà un giudice? Sarà uno storico? Forse, paradossalmente a suggerircela sarà un artista. Massimo o un altro, non ha importanza

 LIA DE VENERE

 

MASSIMO RUIU

Massimo Ruiu nasce a SAN SEVERO (FG) nel 1961; si laurea in lettere presso la cattedra di Storia dell'arte contemporanea dell'Università "La Sapienza" di Roma; vive e lavora a Roma e a Monopoli (BA).

 

Principali mostre personali:
2008 Le parole illuminate dei pesci, Vedetta della Marina, Giovinazzo, (BA); 2007 Long-life, Museo Nuova Era, Bari; 2006 Doppio mare, Studio Fedele, Monopoli (BA); 2003 Secondo tempo, Palazzo Pascali, Polignano a mare (BA); 2001 Ombre Assolute, Studio Pino Casagrande, Roma;
1998 C’è qualcosa che non torna, Museo di Gallese (VT); In altri termini, Teatro Kismet, Bari; 1996 Essenze, Galleria Giulia, Roma; 1994 Sirene, Il Politecnico XX Arte, Roma; 1993 Arcana Mundi, Salon des Arts, Londra.

 

Principali mostre collettive:
2008 Mediterraneum, Galleria dell’Istituto dei Portoghesi (Roma); 2007 Timeless, Archivio centrale dello Stato, Roma; La luce e l’ombra, Palazzo Pascali, Polignano a mare (BA); Koinè diàlektos,Teatro comunale Verdi, Brindisi; 2006 Naufragi e approdi, Kinoworkshop, Taranto; 2002 Dalla pianta al banchetto, Castel del Monte (BA) e Castello di Copertino (LE); 2001 Shapes of mind, Museum National Indonesia, Giacarta; 1999 Atlante, Centro d’arte contemporanea Masedu, Sassari; 1998 Art&Maggio, Stadio della Vittoria, Bari; 1997 L’arte a Roma, Comune di Roma, a cura della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea; Sirene - Ritorno al mare, Galleria Zelig, Palazzo Pino Pascali, Polignano a Mare (BA); 1996 Montaliana, Museo di S. Agostino, Genova; Tempi Ultimi, XIII Biennale d’Arte, Penne (PE); 1995 Disgregante – Aggregante II,  Donazione CESPEM, Galleria d'arte moderna, Spoleto.